“Zafferano”, opera vincitrice al Premio Giulio Angioni 2025: un esordio letterario che conquista
👤 Biografia
In Zafferano, opera vincitrice al Premio Giulio Angioni 2025, Giampiero Muroni mescola cronaca e memoria personale, costruendo una trama dove il passato dialoga con il presente attraverso lo sguardo di un protagonista in bilico tra indagine e introspezione. La scrittura, densa e evocativa, si fa strumento di ascolto e riscoperta, offrendo al lettore uno spazio in cui il locale si apre all’universale. La sua opera si inserisce nel solco di una letteratura che cerca nella narrazione il senso profondo dell’appartenenza, della giustizia e del tempo.
In Zafferano, il suo romanzo d’esordio, opera vincitrice al Premio Giulio Angioni 2025, dove realtà storica e memoria personale si intrecciano: quanto c’è di autobiografico e quanto è un omaggio alla Sardegna dimenticata?
<<L’origine di questo libro risale al momento in cui, per caso, sono venuto in possesso di un fascicolo istruttorio depositato presso l’archivio del Tribunale di Sassari. Nel fascicolo erano raccolte le indagini condotte dalla stazione dei Carabinieri di Chiaramonti riguardanti l’omicidio di un mugnaio avvenuto nel 1902. Quella vicenda mi ha subito incuriosito: mi è parso che raccontasse molto non solo della Sardegna di allora, ma anche, in qualche modo, di quella di oggi. Da qui è nata l’idea di approfondirla e di mettere in luce gli aspetti che mi sono sembrati più significativi>>.
Nel suo romanzo il protagonista Tiberio riapre un antico cold case per una trasmissione televisiva: cosa l’ha spinta a scegliere questo intreccio tra cronaca d’epoca e narrazione contemporanea, e che ruolo ha la memoria personale in questa costruzione?
<<Il motivo per cui ho scelto questo espediente narrativo, quello di far raccontare il fatto al protagonista, nasce, molto semplicemente, dal momento in cui mi sono trovato di fronte al dubbio su come poter rievocare questa storia. Per superare l’impasse, ho deciso di creare un alter ego che lo facesse al posto mio>>.
Ha attinto a documenti storici reali per ricostruire un delitto avvenuto a Chiaramonti nel Novecento: quale compito si è posto nel raccontare una storia ispirata a fatti realmente accaduti?
<<La storia mi ha riportato alla mente alcune cose, e questo sentimento si riflette, in un certo senso, anche nella vicenda del protagonista. Anche lui avverte un senso di identificazione con l’episodio accaduto un secolo prima; non a caso afferma che i due drammi, in qualche modo, dialogano da un secolo all’altro>>.
Il concetto di memoria collettiva
Zafferano fonde verità storica, introspezione e finzione narrativa: quanto conta, secondo lei, la letteratura nel riportare alla luce vicende dimenticate e nel rielaborare la memoria collettiva?
<<Zafferano spezza una piccola lancia a favore di un certo modo di conoscere il mondo e l’ambiente che ci circonda. Questo tema rimanda al concetto di memoria collettiva: alla possibilità, cioè, di comprendere qualcosa di noi stessi anche attraverso ciò che non abbiamo vissuto in prima persona, ma che è accaduto agli altri, quando quelle esperienze riescono a toccarci nel profondo. È ciò che è accaduto a me: questa vicenda mi ha colpito al punto da spingermi a raccontarla. In sintesi, Zafferano rappresenta proprio questo: la possibilità di conoscerci anche attraverso gli altri, non soltanto attraverso la nostra esperienza diretta>>.

