Il rispetto per le donne non si esaurisce nella cura delle parole che scegliamo, ma si misura soprattutto nelle opportunità reali che una società è in grado di offrire. Il linguaggio può aprire la strada, certo, ma sono i fatti a dare la misura del cambiamento. Perché una comunità che presta attenzione alla declinazione al femminile dei titoli professionali, senza però garantire pari diritti, pari stipendi e pari possibilità, rischia di intervenire sulla forma senza incidere sulla sostanza. In questo senso risuona quanto mai attuale la riflessione di Franca Bergamini, prima donna avvocato a Sassari e seconda in Sardegna, tratta da un’intervista rilasciata al collega Michele Sechi per La Nuova Sardegna. «Io sono sempre stata chiamata avvocato o avvocatessa, ma penso che ciascuna collega possa farsi denominare come preferisce o come meglio crede. Ritengo, tutto sommato, che il rispetto per le persone sia soprattutto altro dal semplice declinare il sostantivo al femminile piuttosto che al maschile». Parole che acquistano un peso particolare se lette alla luce del contesto storico in cui la Bergamini intraprese la carriera forense: un’epoca in cui l’accesso alle professioni era di fatto appannaggio esclusivo degli uomini. La sua esperienza diventa così non solo testimonianza, ma anche messaggio: un invito rivolto alle donne donnea perseguire i propri obiettivi con determinazione e senza lasciarsi scoraggiare.
Il punto
La Bergamini, con le sue parole, ricorda che contano più i fatti che le forme: sono le opportunità concrete, l’accesso ai diritti e la possibilità di realizzarsi senza ostacoli a definire il vero rispetto Rispettoper le donne.

