Da Instagram alle pagine di un libro: Michele Porcheddu racconta la tradizione sarda attraverso le ricette di famiglia           

Michele Porcheddu, giovane promessa della gastronomia sarda nel 2023, respira la cucina  fin da piccolo, infatti  incarna quella nuova generazione di chef in grado di unire l’eredità della tradizione a una spiccata padronanza dei linguaggi digitali. Per Michele, l’illuminazione non è arrivata in un’aula, ma tra le mura di casa: il primissimo piatto riuscito alla perfezione,  una certezza nata tra profumi familiari, gli ha chiarito subito che stare ai fornelli non sarebbe stato un semplice hobby, ma la rotta della sua vita. Con il brand digitale “Le delizie di Michele“, Porcheddu ha iniziato a raccontare la sua passione attraverso reel brevi, dinamici e genuini. La svolta è arrivata osservando la sua community: non cercava solo video veloci da salvare nei preferiti, ma chiedeva a gran voce consigli da toccare con mano. In quel momento preciso, Michele ha impresso i suoi contenuti digitali sulla carta, regalando alla community il suo primo libro d’esordio, Le delizie. Inoltre attraverso “Le delizie di Michele”, prova a fare quello che un tempo facevano per lui i genitori e le nonne: tramandare qualcosa. Solo che la sua cucina non si ferma alla ricetta. Dietro un piatto ci sono una storia, un territorio, una tecnica e, soprattutto, la possibilità di imparare a guardare il cibo con occhi nuovi.

“Manzo cotto a bassa temperatura, con crema alla zucca aromatizzata con burro al timo e corallo rosso aromatizzato alla curcuma“. Michele Porcheddu

Qual è stato il primo successo ai fornelli che ti ha fatto capire che la cucina non sarebbe stata solo un hobby, ma il tuo potenziale futuro?

<<La mia passione per la cucina nasce da lontano, da quando ero bambino e guardavo i miei genitori e le mie nonne ai fornelli. Osservarli preparare i piatti della tradizione, seguendo ricette tramandate in famiglia, mi ha incuriosito al punto che ho iniziato a mettermi alla prova anch’io. E quando ho capito che cucinare mi piaceva davvero, ho pensato che quella passione meritasse di essere coltivata. Mi sono diplomato all’alberghiero e proprio lì ho scoperto un interesse ancora più profondo per tutto ciò che ruota intorno al cibo. In particolare, mi ha appassionato scienze degli alimenti: non volevo limitarmi a sapere come preparare un piatto, ma capire cosa succedeva a ciò che mangiamo, quali effetti avesse sul nostro organismo e quanto cucina e nutrizione fossero strettamente legate. Da qui è nata l’idea di continuare a formarmi, seguendo la strada della cucina e, parallelamente, iscrivendomi all’università con l’obiettivo di diventare nutrizionista.A un certo punto ho sentito anche il bisogno di condividere questo percorso. È nato così il mio canale social, “Le delizie di Michele”, inizialmente dedicato soprattutto alle mie ricette. Con il tempo, però, il progetto è cresciuto insieme a me: oggi parlo anche di nutrizione e di storia della gastronomia, cercando di raccontare il cibo non soltanto attraverso il gusto, ma anche attraverso la cultura, la consapevolezza e la conoscenza>>.

Ci puoi raccontare il momento esatto in cui hai capito che la tua community di “le delizie. di. Michele”, desiderava stringere tra le mani Le delizie, il tuo primo libro?

<<Dopo i primi sei mesi, è successo qualcosa che non mi aspettavo: hanno iniziato ad arrivarmi le foto dei piatti che avevo pubblicato, preparati e reinterpretati dalle persone che mi seguivano. Insieme alle foto c’erano i loro complimenti, i messaggi, le soddisfazioni per essere riusciti a replicare una ricetta. Ricordo di aver pensato: «Wow, allora c’è davvero qualcuno che mi segue». È stato proprio in quel momento che ho capito che dietro al canale non c’erano soltanto dei follower, ma una vera comunità, persone disposte a mettersi ai fornelli e a condividere con me il risultato. Da quella consapevolezza è nata l’idea di fare un passo in più e pubblicare il mio primo libro, “Le delizie”.Volevo creare qualcosa che andasse oltre il semplice ricettario: uno strumento da tenere in cucina, da aprire, provare e vivere. Il libro raccoglie le mie ricette, ma lascia anche spazio alla community: nelle ultime pagine, infatti, i lettori possono scrivere le proprie, condividerle e, perché no, scambiarle fra loro>>.

Se dovessi racchiudere l’estate e il sapere di tua nonna in un solo piatto del cuore: quale sceglieresti?

<<La panada sarda, a prima vista può sembrare una preparazione semplice, ma è proprio lì che si nasconde la difficoltà: la vera maestria sta nella pasta, in quell’equilibrio che si impara soltanto con il tempo e con l’esperienza. Le dosi, infatti, non sono mai completamente precise, sono a occhio. Quanta acqua aggiungere? Dipende. Mi baso sulla consistenza dell’impasto, ma anche sul clima, sull’umidità, persino sulla giornata. L’impasto nasce da pochi ingredienti essenziali: due o tre tipi di semola, farina, acqua, sale e strutto. Ma è il modo in cui vengono lavorati a fare la differenza. Anche il ripieno racconta il territorio: dalle mie parti la panada viene preparata con la carne, insaporita con diverse spezie, sale, lardo e olive>>.

By Isabella Murgia

Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia, con sede a Cagliari. Fondatrice de "La Voce dei Protagonisti"

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