Ci sono voluti secoli di evoluzione per arrivare al paradosso Paradossoperfetto: avere tra le mani strumenti capaci di farci risparmiare ore di lavoro ogni giorno e, contemporaneamente, non avere più cinque minuti per chiedere a un amico: «Come staiCome stai?» Osserviamo le nostre agende. I caffè non sono più pause, sono networking. Gli incontri non nascono dal desiderio di vedersi, ma dalla necessità di “fare sinergia”. Se un appuntamento non produce un risultato, un’idea di business o un contatto utile, tendiamo a percepirlo come una perdita di tempo. Abbiamo interiorizzato la logica dell’algoritmo a tal punto da applicarla ai sentimenti. L’intelligenza artificiale non ha sentimenti, non ha intenzioni e non ha colpe. È uno specchio. Riflette esattamente ciò che decidiamo di diventare. Se le deleghiamo la gestione della nostra efficienza, facciamo un uso intelligente del progresso. Se le deleghiamo lo spazio delle nostre emozioni, stiamo solo abdicando alla nostra umanità.
Il punto
Il tempo speso bene non è quello che produce profitto, ma quello che produce calore. E per dire: «Ti voglio beneTi voglio bene», per fortuna, non esiste ancora un algoritmo Algoritmoin grado di farlo al posto nostro.

