Saja, Ahmad e Samah: i tre destini di Gaza che riscrivono il futuro a Sassari          

Sassari si muove a passo lento. Un’andatura pole pole, sorniona, tipica di chi non ama correre ma preferisce osservare. Eppure, dietro questa apparente pigrizia, batte un cuore immenso. Un cuore che oggi parla una lingua nuova, ma incredibilmente familiare. È la lingua di Saja, Ahmad e Samah. Arrivano da Gaza, una terra ferita dove il domani è sempre un’incognita. Oggi, però, il loro presente si scrive tra le aule storiche dell’Ateneo sassarese. Sono qui grazie ai corridoi universitari umanitari (promossi da Ministero degli Esteri e CRUI) e sostenuti dalle borse di studio dell’Università di Sassari, della Regione Sardegna e dell’Ersu. Un miracolo di burocrazia buona che ha trasformato la speranza in visti d’ingresso e libretti universitari. Ma oltre i libri e le formalità, c’è la vita vera. E qui accade la magia. Abbiamo l’opportunità di parlare della loro storia grazie al pezzo della collega Paola Pilisio che ha saputo dare voce alle loro emozioni su Sardegna Oltre la Cronaca. Cosa unisce tre ragazzi cresciuti sotto le bombe della Striscia di Gaza ai giovani che popolano le piazze sassaresi? Una tavola apparecchiata. In un mondo che corre, Sassari offre il lusso del tempo lento. Quello della condivisione, del raccontarsi senza fretta, dello stare uniti. Sedersi a mangiare diventa così un rito sacro di accoglienza. Il cibo non è più solo nutrimento, ma un ponte teso tra culture diverse. Sassari, con tutti i suoi storici difetti e le sue infinite contraddizioni, sta dimostrando di essere pronta a fare un salto in avanti. Non con i grandi proclami, ma con la forza silenziosa del senso di comunità. Perché alla fine, che sia a Gaza o nel nord della Sardegna, il futuro ha sempre lo stesso sapore: quello della pace e della condivisione.

Il punto

C’è una bellezza quasi rivoluzionaria nel modo in cui Sassari ha accolto SajaSaja, AhmadAhmad e SamahSamah. In un’epoca che ci vuole sempre connessi, di corsa e anestetizzati dalle notizie che scorrono veloci sullo schermo, questa storia ci ricorda che l’accoglienza non si fa con i clic, ma con il tempo.

By Isabella Murgia

Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia, con sede a Cagliari. Fondatrice de "La Voce dei Protagonisti"

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