C’è un’Isola che combatte contro il silenzio dei piccoli centri, dove le saracinesche abbassate delle edicole fotografano lo spopolamento dell’entroterra. Ma c’è anche un’altra Sardegna: quella del 2026, dove il coraggio e la determinazione di due giovani stanno invertendo la rotta, dimostrando che la cultura e l’informazione di qualità sono la risposta più forte alla crisi.
Giorgio Piras ha fatto una scelta controcorrente: ha lasciato Milano per tornare a Perdasdefogu e riaprire l’edicolaEdicola del paese, chiusa da tempo. Una scommessa sul futuro della carta stampata e sul valore del tempo, sintetizzata nelle sue parole rilasciate alla Nuova Sardegna a febbraio 2026: << Credo che i giornali continueranno a esistere e ad essere letti perché c’è bisogno di riflessione, di approfondimento, c’è sete di vera conoscenza e tutti ormai stanno comprendendo che i social mordi e fuggi non interpretano la complessità del mondo tormentato che stiamo vivendo. I giornali, i buoni giornali sì>>.
Quasi contemporaneamente, a Sassari, Samuele Cau ha ridato vita alla storica edicola di Piazza Fiume. Anche per lui, l’obiettivo non è solo vendere copie, ma rigenerare un tessuto sociale e culturale. Come ha dichiarato recentemente sempre alla Nuova Sardegna <<È comunque importante riabituare la gente a riprendere in mano un giornale, per questo è utile offrire un approfondimento che scavi più in profondità e che sia in grado di entrare dentro la notizia>>.
Il punto
Queste due storie non sono eccezioni isolate, ma l’esempio di come la forza di volontà possa fare la differenza. In un’epoca dominata dal digitale veloce, GiorgioGiorgio Piras e Samuele Samuele Caudimostrano che se si vuole, si può: riaprire un’edicola significa presidiare il territorio, difendere la libertà di pensiero e portare avanti la valorizzazione della cultura italiana, quel patrimonio unico che da sempre ci distingue nel mondo.

