Il fatto culturale
A raccontarci lo spirito della festa di San Cosma e Damiano a Seulo è ziu Giovanni Locci, detto Pisciuchedu, testimone diretto di un tempo in cui la celebrazione aveva un sapore ancora più profondo e condiviso. I suoi ricordi sono vivi, intrecciati ai profumi, ai colori e alle voci di una comunità che si riuniva con entusiasmo per onorare i suoi santi. Oggi, la celebrazione di San Cosma e Damiano si è adattata ai tempi moderni, mantenendo però intatta la sua essenza più autentica. I riti religiosi, le processioni, i momenti di convivialità, l’offerta dei dolci: tutto parla ancora di appartenenza, identità e memoria condivisa.
Il contesto: le parole di ziu Giovanni Locci
«Quando ero bambino, la festa di San Cosma e Damiano era davvero speciale. Venivano persone da tutti i paesi, come Gadoni e Villanovatulo. Le famiglie preparavano i dolci tradizionali, picchiritus e dolci di noce. Ognuno si impegnava al massimo per la riuscita della festa: gli obrieri si occupavano di coinvolgere tutta la popolazione. La festa durava tutto il mese di settembre e ogni domenica c’erano balli sardi al centro della piazza, piazza Genneria. Un tempo, però, si festeggiava due volte l’anno, sia a maggio che a settembre, mentre oggi la festa si tiene solo a settembre», queste le parole di ziu Giovanni Locci. Nelle sue parole risuona un mondo che oggi sembra lontano, ma che continua a vivere nella memoria collettiva e nei gesti tramandati. Il valore della festa non era solo religioso, ma profondamente comunitario: ogni famiglia aveva un ruolo, ogni strada si animava di incontri, ogni bambino aspettava con impazienza quei giorni di festa.
Il punto
La sua voce non è solo un ricordo personale, ma una testimonianza preziosa di un patrimonio culturale che resiste e si rinnova. Infatti la festa di San Cosma e Damiano rappresenta una soglia, un passaggio collettivo tra il passato e il presente, tra ciò che si era e ciò che si continua a essere.

