La proclamazione del 2026 come Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori da parte della FAO rappresenta un riconoscimento di grande valore per un’attività che svolge un ruolo strategico non solo nella sicurezza alimentare globale, ma anche nella tutela degli ecosistemi, nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e nella salvaguardia delle comunità rurali. Questa scelta assume un significato particolarmente profondo per territori come la Sardegna, dove la pastorizia costituisce da secoli un pilastro economico, sociale e culturale. Come sottolineato da Coldiretti, la pastorizia è una delle pochissime attività economiche in grado di rimanere in auge anche nelle aree rurali più marginali, contribuendo alla coesione sociale, alla gestione del territorio e alla sovranità alimentare. In Sardegna ciò si traduce in filiere di eccellenza, come quella del Pecorino Romano DOP, che lega in modo indissolubile il valore del prodotto all’identità dei luoghi, al lavoro dei pastori e alla qualità degli ecosistemi. L’ Anno Internazionale dei Pascoli e dei PastoriAnno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori può quindi diventare un’importante occasione per riportare al centro del dibattito politico ed economico temi cruciali per l’Isola: il ricambio generazionale, il giusto reddito per gli allevatori, l’innovazione sostenibile e il pieno riconoscimento del ruolo ambientale della pastoriziaPastorizia. Un riconoscimento internazionale che rafforza un principio fondamentale: senza pastori non c’è tutela del territorio, né futuro per molte aree interne della Sardegna. In questo scenario, un ruolo decisivo è svolto dalle nuove generazioni. Giovani allevatori e allevatrici affiancano alla tradizione competenze in gestione aziendale, benessere animale, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, utilizzando il digitale per la tracciabilità, la vendita diretta e la valorizzazione delle produzioni locali. Investire sui giovani significa dunque non solo salvaguardare un comparto produttivo strategico, ma rafforzare una visione di Sardegna viva e dinamica, in cui la pastorizia diventa leva di sviluppo, innovazione e identità, in piena coerenza con il riconoscimento internazionale voluto dalla FAO.

Il contesto

Il riconoscimento della FAO che dedica il 2026 ai pascoli e ai pastori riporta al centro dell’attenzione un mestiere spesso invisibile, ma fondamentale per il territorio, l’ambiente e le comunità rurali. In questo scenario, sono soprattutto gli allevatori  in particolare le nuove generazioni, a incarnare il cambiamento, coniugando tradizione, innovazione e responsabilità ambientale.

Il punto

L’ Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori rappresenta un’opportunità concreta per ridefinire il ruolo della pastorizia nelle politiche di sviluppo, soprattutto nelle aree interne della Sardegna. Garantire redditività agli allevatori, favorire il ricambio generazionale e riconoscere il valore ambientale del pascolamento sono le condizioni indispensabili per trasformare questo riconoscimento internazionale in azioni efficaci. Senza un sostegno strutturale al settore, il rischio è la perdita di un presidio insostituibile per il territorio e per l’economia rurale dell’Isola.

By Isabella Murgia

Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia, con sede a Cagliari. Fondatrice de "La Voce dei Protagonisti"

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