<<Ho soltanto chiesto che mio figlio non sia dimenticato. Inoltre che sia ricordato per tutto quello che è successo. Affinché certe cose non accadano più», Patrizia Mercolinohttps://napolipiu.com/mamma-lotta-per-la-vita-del-figlio-di-2-anni-dopo-un-trapianto-fallito affida alle parole la sua ultima battaglia. Non chiede miracoli, non chiede colpevoli. Chiede memoria. Suo figlio DomenicoPiccolo Domenico, due anni e mezzo, non potrà essere sottoposto a un nuovo trapianto di cuore. Fino all’ultimo la madre ha sperato che arrivasse il via libera per quell’organo giunto dal Nord, l’occasione che avrebbe potuto riaprire una possibilità. Ma il comitato di esperti incaricato di valutare il caso ha espresso parere negativo: troppo alto il rischio, troppo fragile il quadro clinico del piccolo. La notizia è arrivata come una sentenza. Alla delusione si è unita una compostezza che colpisce chi le sta intorno. «L’ho chiesto al presidente della Regione, Fico», racconta Patrizia, trasformando il dolore in un appello pubblico: che la storia di Domenico non sia archiviata come un caso clinico, ma resti come monito. La famiglia ha scelto di accompagnarlo fino alla fine. Non è eutanasia. È l’avvio di una terapia clinica palliativa: non più orientata alla guarigione, ma a lenire le sofferenze, a garantire dignità e sollievo negli ultimi giorni. Una decisione durissima, maturata tra consulti medici e notti senza sonno. Non alza la voce. Non accusa. Chiede solo che il nome di suo figlio non sia dimenticato. Perché ricordare, a volte, è il primo passo per cambiare.
Il punto
La richiesta è chiara: trasformare un dramma privato in una responsabilità collettiva. Patrizia MercolinoPatrizia Mercolino affida al silenzio composto e a poche frasi misurate il senso della sua battaglia: fare in modo che quanto accaduto al suo bambino lasci un segno.

