I silenzi che parlano: emozioni, musica e seconde possibilità in “Le nostre tracce”

Marta Cicilloni, consulente marketing e insegnante, ma soprattutto una narratrice delle emozioni contemporanee. Appassionata instancabile di libri e musica fin dall’infanzia, ha trasformato la sua passione per le storie in una professione: oggi scrive per diversi canali digitali, dove unisce competenze strategiche e sensibilità narrativa. Nel novembre 2025 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, “Le nostre tracce”, una storia che nasce dall’urgenza di esplorare le sfumature e le contraddizioni dell’animo umano: i malintesi, le occasioni perse e ritrovate, le seconde possibilità, in cui il vero coraggio non è partire, ma lasciarsi finalmente trovare. Con una scrittura intensa e autentica, Marta invita i lettori a considerare la vulnerabilità non come debolezza, ma come l’unica vera risorsa possibile. I protagonisti del romanzo sono Tommaso e Vittoria, che si ritrovano dopo anni: non sono soltanto i ricordi di scuola a unirli, ma una connessione profonda e inevitabile. Tra Londra e l’Italia, prende vita un legame magnetico e irrisolto, fatto di attrazioni trattenute, fughe emotive e ritorni sempre più complessi. Un tira e molla in cui amore e paura si intrecciano, mentre entrambi cercano di diventare adulti senza tradire la propria verità. Con uno sguardo attento alle fragilità della sua generazione, Marta Cicilloni si propone come una voce capace di parlare al cuore di chi teme di esporsi, offrendo una narrazione che emoziona e fa riflettere.

Come riesci a intrecciare strategia e creatività con la tua passione per libri e musica, trasformandole in una voce digitale autentica e capace di creare valore ogni giorno?         

<<Il mio percorso professionale si è intrecciato naturalmente con quello di autrice: da anni scrivo online per realtà aziendali e, parallelamente, lettura e scrittura hanno continuato a nutrire il mio lavoro creativo. È così che mondi diversi si sono uniti. Nel libro convivono le mie tre grandi passioni: la musica, presente come elemento narrativo centrale, la scrittura e l’amore per la lettura che mi accompagna fin dall’infanzia>>.

Nel tuo primo romanzo Le nostre tracce esplori le contraddizioni dell’animo umano e i malintesi che nascono dalle domande taciute: quanto pensi che pesino, nelle nostre relazioni quotidiane, le parole che scegliamo di non dire?

<<Oggi corriamo molto e ci difendiamo ancora di più. Almeno io ho vissuto questa parte che ho voluto raccontare in “Le nostre tracce”: mi interessava esplorare dove possano condurre le domande non espresse, le parole trattenute. I silenzi creano fratture, generano incomprensioni, lasciano vuoti nelle relazioni. Ma i non detti non sono mai neutri, lasciano tanto significato, hanno un peso, producono conseguenze. E prima o poi chiedono di essere affrontati>>.

Viviamo in una società che ci vuole forti e impermeabili. Perché hai scelto di raccontare che mostrare i propri sentimenti non è una debolezza, ma una forma di forza?

<<Abbiamo più filoni narrativi. Da un lato la fuga dei giovani talenti: laureati che scelgono di partire, non solo verso il Nord Italia ma in tutta Europa, inseguendo opportunità e identità. Dall’altro il tema della comunicazione: le domande che non facciamo e le parole che restano sospese. A fare da controcanto, la musica, elemento centrale della storia e una sottotraccia, l’ombra dello stalking. Al centro, però, c’è un invito chiaro: imparare ad ascoltare ciò che viene omesso e trovare il coraggio di agire, invece di restare a guardare>>.

Tommaso e Vittoria, i protagonisti, si ritrovano dopo anni: fino a che punto si può davvero fuggire dai sentimenti e dal richiamo del cuore?

<<Ci sono persone che riescono ad aprirsi ai sentimenti e altre che, per tutta la vita, cercano di schermarsi da ciò che davvero conta. Anche quando dentro di loro sentono un richiamo che li invita a mettersi in gioco, spesso scelgono di fuggire. Ma prima o poi qualcosa li raggiunge, qualcosa che non si può ignorare. Altri invece continuano a provare, a riprovare, anche quando sembra che la relazione non abbia più possibilità di proseguire. È un invito a non arrendersi di fronte ai silenzi e alle difficoltà, a lasciare spazio alla possibilità di essere davvero trovati>>.

By Isabella Murgia

Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia, con sede a Cagliari. Fondatrice de "La Voce dei Protagonisti"

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