“Noi Altri”, cooperativa dove il lavoro diventa inclusione e seconda possibilità
William Salis, il volto e la voce di un’idea semplice ma potente: trasformare il lavoro in opportunità reale per chi spesso resta ai margini. Presidente della cooperativa “Controvento“. “Noi Altri”: un laboratorio umano dove storie diverse si incontrano e trovano una direzione comune. Giovani provenienti da percorsi complessi, mondi lontani e vissuti spesso difficili, scelgono di mettersi in gioco, unendo talento, coraggio e voglia di riscatto. La scintilla? La possibilità di essere visti, riconosciuti e costruire qualcosa di proprio. Il cibo diventa così linguaggio universale e racconto identitario: piatti che parlano di tradizione, memoria e contaminazione culturale. Una gastronomia che non rinuncia alle radici, ma le reinterpreta con uno sguardo moderno, attento anche alle nuove esigenze alimentari, dal senza glutine al vegetariano e vegano, dimostrando che inclusione significa anche accogliere ogni scelta a tavola.
Come nasce la cooperativa “Noi Altri” e qual è il suo obiettivo?
<<La cooperativa “Noi Altri” è nata tre anni fa da un’esperienza maturata all’interno di “Controvento”, che ad Assemini gestisce un centro diurno per persone con disabilità. Ci siamo resi conto che molti ragazzi avevano tutte le capacità per diventare protagonisti della propria vita. Da quella consapevolezza sono nate le prime esperienze di inclusione lavorativa, fino alla scelta di aprire una gastronomia inclusiva: uno spazio pensato per coinvolgere il maggior numero possibile di giovani, dalla cucina alla spesa, fino al servizio al banco. Oggi, a due anni dall’avvio dell’attività, il progetto è diventato un esempio concreto di autonomia, partecipazione e integrazione sociale>>.
Se doveste raccontare la vostra storia attraverso il cibo, quali sono i piatti che non possono mancare all’interno della vostra gastronomia?
<<Nella nostra gastronomia le protagoniste sono le lasagne, declinate in ogni variante possibile: con e senza glutine, vegane, vegetariane e, nel 90% dei casi, anche senza lattosio. Una scelta che riflette la filosofia del progetto, pensato per accogliere tutti senza distinzioni. La cooperativa lavora infatti con due cucine separate, garantendo inclusione anche a tavola. Ma il cuore dell’iniziativa va oltre il cibo: sono i ragazzi con disabilità a preparare, organizzare e servire i piatti.Il nostro obiettivo è semplice ma potente: attraverso questa esperienza riescono a far mangiare tutti, creando inclusione proprio attraverso il cibo>>.
Quanti giovani danno vita a questo progetto, e quali mondi racchiudono le loro storie?
<<Attualmente nel nostro team abbiamo sei ragazzi, mentre altri otto si stanno formando grazie a un corso regionale. Hanno scelto di mettersi in gioco per conquistare la propria autonomia, costruirsi un futuro e trovare il proprio posto nella società».
In che modo una gastronomia moderna può conciliare tradizione e innovazione, riuscendo a soddisfare allo stesso tempo chi cerca sapori autentici e chi ha esigenze alimentari specifiche come celiachia, dieta vegetariana o vegana?
<<Con sapori autentici, quelli delle ricette tramandate in famiglia che incontrano la qualità della dieta mediterranea nei nostri prodotti gastronomici. Una cucina che affonda le radici nella tradizione e nella semplicità, ma che guarda anche all’innovazione, con la curiosità di sperimentare nuovi piatti e arricchire continuamente il proprio ricettario».

