Oggi come ieri, e per molti versi più di ieri, essere un padre separato significa affrontare una salita ripida, fatta di ostacoli economici, emotivi e sociali. Nell’immaginario comune restano spesso intrappolati in un ruolo riduttivo: quello di “bancomat”, chiamati a garantire il mantenimento senza che sia riconosciuto pienamente il loro diritto di essere genitori presenti. Una narrazione semplicistica che ignora la complessità di uomini che cercano, ogni giorno, di restare padri oltre le sentenze e le distanze. In molte situazioni, il conflitto tra ex partner finisce per superare il confine della relazione di coppia, contaminando il rapporto con i figliFigli. Non sempre si riesce a costruire quell’equilibrio necessario affinché madre e padre possano continuare a svolgere il proprio ruolo senza ostacolarsi a vicenda. E quando questo equilibrio manca, il prezzo più alto lo pagano proprio i figli, insieme a padri che si ritrovano esclusi, ostacolati o progressivamente allontanati. Così, oltre al peso degli obblighi economici, si aggiunge quello ben più difficile da quantificare: la distanza emotiva. Occasioni perse, quotidianità negate, presenza ridotta a ritagli di tempo concessi o contesi. Nonostante questo, molti padri continuano a lottare per esserci, per non diventare figure marginali nella vita dei propri figli. Spesso, la consapevolezza dei sacrifici arriva tardi. Quando i figli crescono, comprendono dinamiche e rinunce che da piccoli non potevano vedere. Ma nel frattempo, anni di relazione rischiano di essere andati perduti.

Il punto

Raccontare la condizione dei padri separatiPadri separati oggi significa interrogarsi su un modello culturale e giuridico che fatica ancora a riconoscere pienamente la bigenitorialità. Perché crescere un figlio non è mai il compito di uno solo, e l’amore, per essere tale, ha bisogno di spazio da entrambe le parti.

By Isabella Murgia

Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia, con sede a Cagliari. Fondatrice de "La Voce dei Protagonisti"

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