“La ragazza senza radici”: nel nuovo romanzo di Cristina Caboni identità e il potere della gentilezza

“La ragazza senza radici”, l’ultimo romanzo di Cristina Caboni, la voce gentile della narrativa sarda. Al centro della storia troviamo il tema delle radici, intese come legame profondo con le proprie origini e la celebrazione della bellezza del mondo. Il titolo richiama una ricerca identitaria: le “radici” simboleggiano il passato, la stabilità emotiva e il senso di appartenenza. La protagonista, Adeline, incarna questa ricerca. Cresciuta tra case-famiglia dopo l’abbandono materno, ha dovuto adattarsi a regole rigide che non hanno mai colmato il vuoto affettivo dentro di lei. Il suo percorso è segnato dalla difficoltà di costruire relazioni e di trovare un luogo da chiamare davvero “casa”.

La cifra stilistica della Caboni: la gentilezza

Attraverso i personaggi della sua opera la Caboni conferma la sua cifra stilistica: la gentilezza. Un tratto distintivo che emerge chiaramente in un passaggio dedicato ad Adeline: <<le aprì la porta e attese che lei entrasse. Non era abituata a quel genere di cortesie. Allo stesso tempo, però, era sensibile alla gentilezza>>, con queste parole, la Caboni sottolinea quanto anche i gesti più semplici possano lasciare un’impronta profonda, specialmente in chi ha vissuto la mancanza di affetto.

Il Cannonau: un elisir di lunga vita

Un elemento affascinante è la presenza di note introduttive all’inizio di ogni capitolo, in cui l’autrice inserisce curiosità sul vino, con particolare attenzione alla Sardegna, le sue “radici”. Nello specifico si parla dell’Ogliastra, dove il vino rosso, in particolare il Cannonau, è considerato un elisir di lunga vita. Questi dettagli non sono semplici riferimenti culturali, ma arricchiscono la narrazione, intrecciando la storia di Adeline con le tradizioni e la saggezza ancestrale della terra sarda.


La Sardegna, con la sua storia e i suoi paesaggi, è da sempre una fonte inesauribile di ispirazione per le sue opere. Anche in “La ragazza senza radici”, come nella maggior parte dei suoi lavori, l’Isola lascia un’impronta profonda, influenzando atmosfere, tematiche e personaggi?

<<Sì, naturalmente. Tutto ciò che mi circonda e il mio passato riaffiorano sempre nelle storie che scrivo. In questo caso, è stato particolarmente significativo raccontare la storia di Fertilia, che si è intrecciata in modo naturale con le vicende dei protagonisti de “La ragazza senza radici”>>.


Cosa si può fare affinché la gentilezza torni a essere un valore centrale nella nostra società, evitando che ci siano tante ragazze come Adeline, la protagonista principale del suo libro, segnata da un’infanzia e un’adolescenza difficile che hanno influenzato profondamente la sua vita e i suoi rapporti con gli altri?

<<Penso che dovremo imparare a mettere da parte la diffidenza e la paura, sentimenti che al giorno d’oggi sono amplificati da una comunicazione sbagliata. In fondo, le persone, per natura, sono gentili e sorridenti e questo ha un valore immenso. Tuttavia capita sempre più spesso di chiudersi in una sorta di difesa, di protezione quando l’atmosfera cambia e si perde quella spontaneità che un tempo ci spingeva a prenderci cura degli altri. Eppure, a volte, basta davvero poco: un sorriso, poche parole sincere, un gesto spontaneo che può fare la differenza per chi ci sta accanto. Inoltre dovremo ricominciare ad ascoltarci, riscoprendo il valore della vicinanza e dell’empatia>>.


Un ascolto empatico.

<<Certo, significa essere capaci di osservare ciò che ci circonda e capire l’origine di quello stato di malessere. Prodigarci per il benessere degli altri, perché comunque noi siamo tutti uniti>>.


Oltre all’amore, un altro tema centrale del suo romanzo è l’importanza delle proprie origini, viste come radici che danno stabilità alla vita materiale, morale e spirituale. È un invito a non arrendersi mai, a non perdere la fiducia nella ricerca di ciò che è stato fondamentale per costruire il proprio futuro, a credere nei propri sogni e a pensare in grande?

<<La consapevolezza del nostro passato è un elemento fondamentale per affrontare il futuro in modo più consapevole e efficace. Noi stessi siamo il risultato di coloro che ci hanno preceduto,
con le loro esperienze e la loro storia. Comprendere questa eredità è fondamentale per capire chi siamo e chi vogliamo diventare>>.


Può farci qualche esempio di come “La ragazza senza radici” trasmetta l’importanza di saper riconoscere e apprezzare la bellezza che ci circonda?

<<In “La ragazza senza radici” vediamo come si è capaci di abbassare un po’ le nostre difese. All’interno è presente un atto di grande gentilezza che Adeline fa nei confronti di una sconosciuta, Miranda.
A sua volta Miranda pensa a come poterla ringraziare per quello che ha fatto per lei. In buona sostanza possiamo notare che non servono grandi cose per abbattere le barriere e ispirare gli altri a riconoscere la bellezza del mondo>>.


Come in tutte le sue opere anche “La ragazza senza radici” è il risultato di un accurato lavoro di ricerca. In questo caso il focus è il vino: a quale zona della Sardegna si è ispirata per raccontarlo?

<<Mi sono soffermata su diverse eccellenze che abbiamo in Sardegna, a partire dal Carignano, vitigno antico e versatile e la Cantina Santa Maria la Palma, situata vicino a Fertilia, custode della tradizione dell’affinamento in fondo al mare. L’Isola ci da modo di vivere così un viaggio sensoriale unico nel mondo del vino>>.

By Isabella Murgia

Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia, con sede a Cagliari. Fondatrice de "La Voce dei Protagonisti"

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