“Figli della Paura”, il suo ultimo libro, racconto profondo di una Sardegna invisibile

Biografia

Vittorio Sanna, insegnante, scrittore, radiocronista e giornalista pubblicista, racconta con passione e professionalità le vicende del Cagliari Calcio dalla stagione 1987-88. Alla sua lunga carriera nel mondo dell’informazione sportiva affianca ora una nuova prova autoriale con “Figli della paura“, il suo ultimo libro, arricchito dalle illustrazioni di Maddalena Schiaffino, al suo esordio nel panorama artistico.
Un’opera multimediale che esplora il tema della paura, elemento profondo e spesso silenzioso che attraversa la quotidianità di molte persone in Sardegna. Viene presentata come materia prima del coraggio, come componente essenziale della crescita personale. Un concetto ben sintetizzato dalle parole dell’imprenditore Andrea Podda, all’interno del libro: “La paura è un ingrediente fondamentale dell’evoluzione individuale”.

Ti conosciamo da anni grazie alla tua voce che accompagna le vicende della nostra squadra del cuore, il Cagliari. Chi è Vittorio Sanna oggi e quali sono le consapevolezza che hai maturato nel tempo, rispetto al passato?

<<Dopo quarant’anni di insegnamento e una lunga esperienza anche nel mondo del giornalismo, mi trovo oggi, a 61 anni, in un momento di svolta e ho deciso di dedicarmi con maggiore impegno alla formazione. Il mio desiderio è mettere a disposizione di altri, educatori, insegnanti e genitori, il patrimonio di conoscenze che ho maturato in tutti questi anni. Nello specifico sto lavorando con entusiasmo nel mondo dell’educazione, cercando di offrire un contributo concreto in un momento complesso, soprattutto per i bambini e i ragazzi da 0 a 16 anni. Devo dire che i primi riscontri sono incoraggianti. Per questo, sto cercando di trasformare quelli che sono stati i miei piccoli “segreti del mestiere” in strumenti utili e condivisibili, infatti il mio obiettivo è che possano diventare patrimonio comune di chi lavora ogni giorno con i più giovani, dentro e fuori gli istituti scolastici. Per questo motivo sto cercando di fare in modo che questi piccoli segreti possano diventare un patrimonio un po’ più ampio di altre persone e di educatori che lavorano negli istituti scolastici, ma non solo anche con i genitori che a volte non sanno come affrontare con i propri figli. Stiamo lavorando proprio su questo in un progetto ad ampio spetro con degli incontri in particolare nel mondo dello sport, perchè si cominci a lavorare dai comportamenti dei ragazzi a partire dalla loro fantasia e dalla loro tecnica>>.

“Figli della paura”


“Figli della paura”, il tuo ultimo libro, un opera multimediale che esplora il tema della paura, elemento profondo e spesso silenzioso che attraversa la quotidianità di molte persone in Sardegna?

<<L’ho ripescato perchè la paura è una componente fondamentale della crescita. È ciò che dobbiamo attraversare per trovare il coraggio, per evolverci, per affrontare ciò che non conosciamo o quei momenti di difficoltà che rallentano il nostro cammino. Ma è proprio superandola che possiamo fare un passo avanti, salire di livello e aprirci con serenità all’ignoto. Per questo ho deciso di utilizzare un racconto capace di parlare a tutti, dai bambini agli adulti, e che potesse far emergere un concetto semplice ma potente: “la paura è una risorsa, un meccanismo che noi stessi attiviamo, e che possiamo superare“. Solo affrontandola, possiamo davvero trovare soluzioni più forti e consapevoli. >>.


Nel libro, la paura non viene trattata solo come un’accezione negativa o un limite da evitare, ma come una materia prima del coraggio. È una presenza che, se accolta e compresa, può trasformarsi in consapevolezza, spinta al cambiamento?

<<Assolutamente si, è anche superare quello che diventa il terrore per essere se stessi, quindi anche una forma di affermazione della libertà per fare qualcosa che altri non fanno. Potrebbe essere il modo per riuscire a conoscerne cose nuove>>.


La tua opera si apre con un incipit: “la cultura di un popolo si differenzia nei contenuti, ma si fonda sull’ugualianza dell’uomo al cospetto della natura”?

<<L’uomo è la misura di tutte le cose” , quindi sì, l’essere umano continua a confrontarsi con l’ambiente in cui vive, con l’educazione che riceve e con la cultura che lo circonda. Nel tempo cambiano i contenuti, si trasformano i linguaggi e si moltiplicano i modelli a cui ispirarsi, l’individuo diventa più ricco e più stimolato, ma, nonostante questo, rimane sempre una persona, con i suoi timori, le sue fragilità e le sue emozioni>>.


Cosa rappresenta per te la paura?

<<Ne parlo proprio nel libro, l’esitazione iniziale, la cautela, se vuoi anche l’attenzione che devi mettere nel momento in cui devi andare avanti, che ho superato e imparato a gestire. Diciamo che la vivo come forma di curiosità, trasormandola in azione. Un modo di affermare la propria vita indipendentemente da quello che ci circonda per ottenere sempre il massimo dal nostro potenziale>>.

By Isabella Murgia

Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia, con sede a Cagliari. Fondatrice de "La Voce dei Protagonisti"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *