Animali di passaggio, un viaggio interiore dei protagonisti, dove l’autore sardo omaggia gli animali

👤 Biografia

Davide Madeddu, nato a Cagliari nel 1986, è uno scrittore sardo profondamente legato alla sua terra. Per metà è ancorato alle onde e ai profumi della Sardegna, per metà un viaggiatore instancabile, sempre in cerca di nuovi orizzonti e storie da raccontare. Maddedu, autore di “Animali di passaggio”, esplora nei suoi scritti il tema del viaggio come metafora dell’esistenza, dei legami e delle trasformazioni interiori. I protagonisti del libro sono animali realmente esistiti, in alcuni casi tutt’ora esistenti, che mantengono il loro vero nome, come ad esempio Claudio, il gatto domestico dell’autore. Si muovono in un mondo ultraterreno. In questa cornice le loro storie si intrecciano nella memoria comune delle sofferenze patite in Terra, mentre cercano, alcuni disperatamente, altri più svogliati, di elaborare il proprio trauma, aiutati a tal scopo dal loro “creatore”. Si presenta come una sorta di dio-psicologo nelle vesti di un elefante, col quale, sorseggiando talvolta del tè, possono confidarsi.

Davide ci racconta “Animali di passaggio”

Davide, tra le radici sarde e il desiderio di scoperta, come si incontrano queste due forze nella tua vita e nella tua scrittura?

<<La mia famiglia ha origini sparse in tutta la Sardegna.I miei nonni materni provengono da luoghi molto diversi tra loro: lei era della Maddalena, lui di Serri, nel cuore della Barbagia di Seulo. Quelli paterni erano di Bosa e di Guasila, inoltre ho parenti anche a Seui. Io sono nato a Cagliari, mentre mia madre è nata a Laconi. Il libro si apre con una citazione di Novalis che recita: “Dove andiamo tutti? A casa”. Mi è sempre piaciuto allontanarmi dalla mia terra per lunghi periodi, per lavoro, per scoprire il mondo e poi tornare a casa. Ad esempio ho trascorso un anno meraviglioso nell’Isola di San Pietro, a Carloforte, proprio lì è nato “Animali di passaggio”>>.

In “Animali di passaggio”, il viaggio sembra diventare un percorso interiore più che geografico. Cosa rappresenta per te il viaggio e in che modo si intreccia con l’idea di cambiamento e di identità?

<<Ho scelto il titolo “Animali di passaggio“, perché i protagonisti sono creature transitorie. Anche il Paradiso che attraversano non è un luogo statico, ma uno spazio in continuo mutamento. Mi piace pensare che il viaggio sia davvero una condizione fondamentale dell’esistenza. È ciò che ti mette in relazione con il maggior numero possibile di esseri viventi. I personaggi compiono un percorso che ricorda un carosello, sembra quasi che siano i luoghi a scorrere dietro di loro. Si tratta prima di tutto di un viaggio interiore verso le domande rimaste in sospeso e verso i traumi che ancora li abitano. È una discesa negli abissi personali, necessaria per poter poi riemergere in qualche modo rinati>>.

Hai scelto di dare voce ad animali realmente esistiti, mantenendo i loro veri nomi. Cosa ti ha spinto a trasformare queste presenze reali in protagonisti letterari?

<<I protagonisti del libro sono tutti realmente esistiti. Nel caso del mio gatto Claudio, direi “esistente”, perché è l’unico ancora in vita: un gatto straordinario che ho trovato in Slovacchia, quando vivevo lì per il Servizio di Volontariato Europeo. Anche gli altri animali sono realmente esistiti e conservano i loro nomi autentici, tranne uno, il cavallo, per il quale ho scelto un nome diverso. Ognuno di loro porta con sé una storia vera, che ho voluto custodire e raccontare nelle pagine del romanzo. Amo profondamente gli animali e dedicare loro questo libro mi è sembrato un modo per rendergli omaggio>>.

L’elefante-creatore è una figura affascinante: chi rappresenta davvero e quale ruolo ha nel percorso di guarigione dei tuoi protagonisti?

<<Il Dio Elefante è una figura complessa, racchiude in sé elementi religiosi e iconografici. Richiama l’elefante ganasce dell’induismo, ma è anche il Dio del mio racconto, il Dio cristiano, caritatevole che ama e accoglie ogni creatura. Allo stesso tempo è attraversato da una dimensione di filosofia- zen. È anche uno psicologo, un Dio-Freud che si prende cura dei suoi pazienti: gli animali. Tutti, in modi diversi, entrano in terapia con lui. Alcuni consapevolmente, altri quasi senza accorgersene, semplicemente parlando, rivivendo i propri traumi, lasciandosi guidare. A volte accelerando i processi, gli spinge ad affrontarsi e quindi gli aiuta nel loro processo di guarigione e di promozione ontologica, perché quando risolvono ciò che gli angustia, hanno uno scatto evolutivo, gli succede qualcosa di bello>>.

By Isabella Murgia

Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia, con sede a Cagliari. Fondatrice de "La Voce dei Protagonisti"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *