Samugheo. Domenica 8 febbraio 2026, la Barbagia del Mandrolisai Barbagia del Mandrolisai si trasforma nel palcoscenico di un rito che sfida i secoli. Dalla danza tragica di S’Urtzu alle influenze balcaniche, “A MaimoneA Maimone” celebra il mito di Dioniso. Il suono ritmico dei campanacci non è un semplice rumore, è il battito cardiaco di una terra che si risveglia. Riscoperto negli anni ’80, il carnevale samughese è lontano anni luce dalle moderne sfilate allegoriche. È, in sostanza, una rappresentazione della passione e morte di Dioniso, dio della vegetazione. Al centro della scena domina s’Urtzu: la maschera zoomorfa cinta da una pelle intera di capro nero che personifica la vittima sacrificale. Intorno a lui, i Mamutzones i suoi seguaci, danzano in un cerchio ipnotico, celebrando un ciclo di rinascita che si ripete da millenni. Quest’anno, il sagrato della tradizione sarda accoglie ospiti d’eccezione che sottolineano le radici comuni del folklore europeo: • dalla Basilicata: le maschere tradizionali del Carnevale di Tricarico, con le loro simbologie legate alla transumanza;
• dalla Slovenia: Gli Skoromati di Podgrad, figure storiche che portano il fascino dei riti dell’area istriana. Il borgo diventerà una galleria a cielo aperto del meglio dell’etnografia sarda. In particolare oltre alle figure locali come su Omadore, Minchileo e il sinistro su Tragacorgios, sfileranno i protagonisti dei carnevali limitrofi. Tra questi Boes e Merdules di Ottana, l’inquietante Su Bundhu di Orani, i polverosi sos Thurpos di Orotelli e l’energia travolgente dei Tamburinos di Gavoi. In altre parole quello di Samugheo non è solo un evento turistico, ma un preservare la propria cultura e tradizione.
Il punto
A Maimone è memoria viva che batte nei campanacci, è il sacrificio di s’Urtzu e la danza dei Mamutzones che raccontano morte e rinascita, ieri come oggi. Qui la tradizione non si mostra, si vive. Accoglie altri popoli d’Europa perché riconosce radici comuni, ma resta profondamente nostra. Questo è identità che resiste e si rinnova, insieme, da millenni.

