Una passione di famiglia, un amore per Gigi Riva: dalla primo volta allo stadio col suo papà, a quattro anni, all’Amsicora, fino ai ricordi di casa

Milena Maria Masala non è una tifosa qualsiasi: è un simbolo vivente della passione rossoblù, una donna la cui vita è intrecciata indissolubilmente con il Cagliari Calcio. La sua storia è un viaggio di amore, fedeltà e cuore, un racconto che va ben oltre la partita della domenica. Tutto inizia a quattro anni, quando il padre, Sergio Masala, pittore e grande tifoso, la porta per la prima volta allo stadio. Da quel giorno, il rosso e il blù diventano parte del suo sangue, un legame che non si spegnerà mai. Ogni giocatore, passato o presente, è per lei come un membro della famiglia rossoblù. Riconosce in Gigi Riva non solo una leggenda del calcio, ma una figura profondamente amata e simbolica del Cagliari, un personaggio che rappresenta la storia, l’orgoglio e l’identità della sua tifoseria. Nel santuario rossoblù di casa sua, dedicato alla squadra del cuore, gli spazi dedicati a “Rombo di Tuono” sono tra i più suggestivi: quadri, scatti e statuette ne celebrano l’immagine e ne rendono vivo il ricordo in ogni angolo.

Il tuo amore per il Cagliari attraversa molte generazioni, qual è stato il momento più emozionante che ti ha fatto sentire davvero parte della storia del club?         

<<Mio padre mi ha portata allo stadio da piccolissima: avevo solo quattro anni. Eravamo sei figli, portò me, perchè ero la prima. Mia madre non era contenta, in quanto ero una femminuccia; allo stesso tempo vivevo quel momento col mio papà come se fosse una festa, emozione pura. Da allora il Cagliari è diventato casa. Oggi porto il rossoblù anche nei capelli da undici anni e sono orgogliosa di portare i miei colori dappertutto. Crescendo, entrando nella famiglia di mio marito, ho ritrovato la stessa passione nelle partite ascoltate alla radio con mio suocero. Non c’è mai stato spazio per altre squadre, fortunatamente. È qualcosa che mi è entrato dentro, per sempre>>.

Qual è il momento più bello che ti viene in mente allo stadio con il tuo papà?

<<Ricordo una folla immensa, una marea di persone che riempivano ogni angolo dello stadio. Mio padre mi lanciava in aria, non capitava solo me, anche agli altri bambini, perché non c’era alcun rischio di cadere. Era un’atmosfera travolgente, di gioia. Sto parlando dell’Amsicora: in quegli anni gli spazi non esistevano, e la passione si respirava ovunque>>.

Cosa rappresenta Gigi Riva nella tua vita di tifosa e perché occupa un posto così speciale nel tuo cuore?

<<Stiamo facendo l’intervista a casa mia: basta girarsi e, appena si entra, c’è mio padre con Gigi Riva. Un’amica mi ha regalato proprio una cornice, nella foto ci siamo io e il nostro Gigi. Non solo, lui è presente in tutte le stanze, addirittura ho un suo quadro sopra il letto. Ti racconto com’è andata. Una ragazza, Roberta Spina, che fa la pittrice, me l’ha donato quando lui è morto, nel gennaio 2024. Ci siamo incontrate in un locale in piazza Garibaldi, a Cagliari, e me l’ha consegnato. Il proprietario, tifosissimo, le ha suggerito di farmi quel regalo, proprio per il mio attaccamento alla maglia rossoblù>>.

By Isabella Murgia

Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia, con sede a Cagliari. Fondatrice de "La Voce dei Protagonisti"

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