Il santo della bellezza: Francesco d’Assisi, primo vero italiano
👤 Biografia
Dall’impegno nel mondo della poesia e della scrittura, al servizio della fede e del dialogo culturale, Paolo Gambi, il cantore dell’anima, dalla poesia alla fede, porta avanti un percorso originale e profondamente radicato nell’incontro tra arte, spiritualità e riflessione sull’uomo contemporaneo. Fondatore di un linguaggio che unisce l’ispirazione cristiana con le inquietudini e le domande del nostro tempo, Gambi utilizza la parola come strumento di ricerca e bellezza. Autore di un libro sul Cantico delle Creature, in cui mette in luce la visione universale e cosmica di Francesco d’Assisi, apre la spiritualità cristiana anche a chi non si riconosce in un’appartenenza religiosa, offrendo un messaggio inclusivo, capace di parlare a tutti, credenti e non.
Paolo, quali sono le sfide principali che hai incontrato nella tua “battaglia” a favore della fede cristiana nel mondo contemporaneo?
<<Viviamo in un’epoca profondamente segnata da uno spirito anticristico. Essere cristiani oggi significa davvero andare controcorrente, sfidare la direzione di questo mondo moderno che, a partire dall’inizio della modernità, ha costruito la propria identità in opposizione a Cristo. Per comprendere appieno questa realtà, è fondamentale chiarire cosa intendiamo per Cristo e anticristo. Abbiamo conosciuto, nella storia, la civiltà cristiana: una società in cui l’ordine umano si conformava all’immagine di Cristo, simbolo dell’unione tra cielo e terra, tra l’umano e il divino. In questa visione, ogni essere umano si specchiava in un ideale: vivere come un ponte tra ciò che è terreno e ciò che è eterno. A un certo punto della storia, però, si è cercato di distruggere quel ponte, di cancellare quell’immagine cristica. Questo processo coincide con l’avvento della modernità, che ha gradualmente sostituito il riferimento al divino con un’esaltazione dell’autonomia umana disgiunta da Dio. Eppure, qualcosa si muove. Le coscienze iniziano a risvegliarsi. Sempre più persone si accorgono, anche se lentamente, del disegno che ha portato a questo smarrimento. La consapevolezza cresce, e con essa la speranza che quel ponte possa essere ricostruito>>.
Il cantico delle creature l’eredità spirituale di Francesco
Nel tuo libro sul Cantico delle Creature, evidenzi come Francesco d’Assisi superi i confini della spiritualità strettamente cattolica per abbracciare una visione cosmica e quasi “universale” del creato. In che modo questa lettura può parlare oggi anche a chi non si riconosce in un’appartenenza religiosa?
<<«Mi definisco cristiano e ritengo che, nel nostro tempo, il termine “cattolico” abbia in parte smarrito il suo significato originario, la sua verità profonda. Deriva dal greco Katholikós, che significa “universale”. In questo senso Francesco d’Assisi è profondamente cattolico. È riuscito ad abbracciare una forma di universalità che si estende anche al piano religioso, in un senso ampio e autentico. Inoltre rappresenta, almeno secondo me, una delle bussole fondamentali per orientarsi nel mondo. Non solo anche per comprendere quale direzione seguire. In particolare, il Cantico delle Creature è il cuore della sua eredità spirituale, l’unica vera opera scritta da Francesco. Il testo che ci ha lasciato in dono e che la storia ha riconsegnato come sintesi del suo messaggio. Che cosa ci dice, davvero, il Cantico? A questa opera ho dedicato un intero libro, che sarà ripubblicato a gennaio dalla Casa Editrice Lindau di Torino. È prima di tutto un grande grido pubblico di lode. Francesco attinge con forza a molteplici riferimenti biblici, ne cito solo uno, quello del Libro di Daniele. Con l’avvicinarsi dell’anniversario della sua morte, nel 2026, credo sia il momento giusto per riscoprire la verità di questo grande santo».
Francesco d’Assisi il primo vero italiano
Possiamo considerare Francesco d’Assisi il primo vero italiano, proprio perché è stato il primo a dare dignità poetica al volgare, la lingua del popolo, con il suo “Cantico delle Creature”?
<<Non so se possiamo definire Francesco d’Assisi “italiano”, su questo si potrebbe discutere a lungo. Certamente è stato il primo poeta a firmare una sua composizione con il suo nome. Mi piace ricordare, infatti, che Francesco è il primo poeta che ha utilizzato la parola bello. In quegli anni indicava ciò che intendiamo noi: la bellezza. Ma siamo in un’epoca ancora “anfibia”, in bilico tra latino e volgare. Il latino era ancora una lingua viva, e in latino bellum significa guerra. Francesco l’ha sfidata e proprio scegliendo la parola “bello”, ha compiuto un gesto poetico e culturale straordinario. Ovvero ha affermato la bellezza come valore, come visione del mondo. Così facendo, ha forgiato intere generazioni di italiani a una nuova concezione di bellezza. Nel latino classico, la bellezza era espressa con più termini, ciascuno riferito a un aspetto specifico come formosus. La bellezza era frammentata, distribuita in più parole. Invece lui la riassume in un’unica parola italiana: “bello”. Non è un caso che l’Italia sia poi diventata la patria della bellezza. Forse proprio lì, in quel gesto poetico, affonda le radici più profonde dell’identità italiana. Dunque sì, Francesco può considerarsi con buona probabilità il primo vero italiano».

